Vantaggi

Sono numerosi i vantaggi di avvicinare un bambino all’apprendimento di una lingua straniera in età prescolare. In particolare desidero affrontare le ragioni neurologiche, cognitive e culturali. Le caratteristiche eccellenti del bambino dai 3 ai 5 anni, da un lato, e la possibilità di continuare a stimolarlo dopo i 5 anni attraverso un approccio umanistico-affettivo, dall’altro, dimostrano l’esistenza di un’idea di insegnamento alternativa, di gran lunga più efficace rispetto a quella tradizionale.

Sono molti i motivi che dovrebbero spingere un  genitore, la scuola a sostenere l’apprendimento prescolare della lingua inglese utilizzando un approccio ludico.

RAGIONI NEUROLOGICHE

I risultati delle neuroscienze dimostrano che il bambino dai 3 ai 5 anni è dotato di

  • massima plasticità cerebrale: ovvero la capacità d’apprendimento non ha blocchi e si adatta alle situazioni, il bambino attiva la stessa zona del cervello per apprendere la lingua madre e l’eventuale seconda lingua;
  • massima plasticità fonica: i bambini non hanno problemi nella riproduzione linguistica attiva, nella mia esperienza ho riscontrato in alcuni bambini in età prescolare che alcuni, pur incapaci di riprodurre diverse parole in italiano, nel momento in cui cantavamo canzoni in inglese, estremamente coinvolgenti, riuscivano a “cantare”in inglese;
  • grande capacità imitativa:i bambini sono in grado di copiare “qualunque cosa”, o meglio qualunque cosa gli piaccia. Il tipo di linguaggio utilizzato durante i laboratori de L’inglese un gioco da… bimbi è tale per cui i bambini all’inizio intuiscono ciò che l’insegnante dice dal suo corpo, dalla mimica facciale e dal tono di voce ecc.;
  • eccellente memoria fotografica: provate a nascondere con un foglio bucherellato 
un’immagine nota ai bambini, anche da un forellino, che mostra un solo particolare dell’immagine, i bambini sono in grado di riconoscerla l’intera immagine.

Queste caratteristiche neurologiche sono eccellenti in quelli che sono definiti periodi critici, ovvero finestre temporali in cui l’apprendimento di determinate facoltà, quale l’acquisizione linguistica, è ottimale.

Dopo i 5 anni non sparisce tutto, diminuisce la capacità di acquisizione linguistica, “perché gli individui tendono a metter in atto schemi procedurali relativi alla prima lingua quando si esprimono nella seconda lingua.”(F. Fabbro Neuropedagogia delle lingue. Come insegnare le lingue ai bambini).

 

RAGIONI COGNITIVE

L’introduzione di una seconda lingua quando la fase primaria della lingua materna si conclude (36 mesi) contribuisce

  • a migliorare la qualità della prima lingua, cioè viene immesso più materiale che migliora la conoscenza dell’italiano stesso. E’ il concetto di interdipendenza linguistica, che Jim Cummins (1983-1992) ha definito utilizzando la metafora dell’iceberg. La lingua materna e la lingua seconda appaiono come i picchi separati di un’unica massa di ghiaccio, se questa cresce, crescono entrambi i picchi. Nella mia esperienza di insegnante mi piace dare sottolineature che valorizzino il percorso che sto facendo; ad esempio quando affronto lo schema corporeo e le emozioni, che non possono escludere l’uso del volto come strumento principale, vedo che i bambini si divertono a fare qualunque espressione e desiderano e chiedono dare un nome a ciò che fanno, imparando parole che credo di non aver mai visto scritte sui libri di scuola!!
  • ad acquisire coscienza della vastità del mondo. Mi piace molto la spiegazione che dà Chiara Insaghi di questo concetto, perché è un richiamo anche a me stessa come educatore: “Egli (il bambino) comprende che la realtà può essere chiamata con nomi diversi pur rimanendo la medesima… Attraverso l’esperienza di apprendimento (di una lingua straniera) il bambino cresce nella consapevolezza che il mondo è molto più vasto di quello che egli si è finora immaginato.”

 

RAGIONI CULTURALI:

  • Il dato di fatto: l’inglese è la lingua del mondo.
I bambini hanno già coscienza della diversità della lingua sin da molto piccoli, perché sono bombardati da parole inglesi di cui non sanno nulla o quasi. Quindi hanno tra le mani delle scatole vuote, che per fortuna desiderano riempire perché sono curiosi. Pensate a tutti i giocattoli che hanno nomi inglesi, provate a domandare ai bambini se conoscono il significato o se lo hanno intuito.
  • Positività per il bambino che deriva dall’apprendimento di una lingua straniera. L’esperienza di avere dei compagni stranieri che sanno parlare un’altra lingua, permette loro di capire come una lingua sia veicolo di conoscenza di un’altra cultura. Utilizzo le parole di P.E. Balboni (Le sfide di Babele) a conferma di quanto detto sopra. “In una società come la nostra, profondamente segnata dal processo di globalizzazione, il plurilinguismo è forse l’ultima difesa contro la globalizzazione delle menti e l’omologazione culturale. Conoscere le lingue straniere, dunque, non è più solo un mezzo per facilitare gli scambi di informazioni, merci o servizi, ma è soprattutto lo strumento per immergersi in modi di pensare diversi dal proprio, in una logica aperta al contagio linguistico e culturale”
  • Un aspetto concreto per il futuro: non basta conoscere l’inglese. Facciamo un salto in avanti, quando i nostri bambini cercheranno un posto di lavoro saranno richieste almeno 2 lingue straniere conosciute certamente non in modo scolastico. Se però pensiamo alla durata dello studio di una sola lingua (circa 15 anni) e ai risultati ottenuti (mediamente mediocri rispetto a studenti di altri paesi), sorge spontanea la domanda: come è possibile imparare addirittura due lingue straniere? La risposta potrebbe essere: sfruttiamo meglio tutti questi anni lasciando che i bambini prima e i ragazzi poi si appassionino alla lingua straniera non come materia specifica, ma come completamento del proprio bagaglio culturale. Come? Valorizzandoli come persone, stimolando la loro curiosità e coinvolgendoli affettivamente . In questo modo aumenterà la loro volontà di studiare la materia.
[contact-form-7 404 "Not Found"]