L’acquisizione della lingua come processo attivo che coinvolge i bambini e i ragazzi nell’unità della propria persona, ponendo grande attenzione a tutti i canali sensoriali e, non da ultimo,  alle emozioni.

Chi ha detto che per imparare l’inglese bisogna star seduti, ascoltare e ripetere? E se l’assimilazione e la comprensione di una lingua straniera avvenisse attraverso l’utilizzo di tutti i sensi e coinvolgesse il bambino totalmente? Questo è il presupposto alla base dei corsi di lingua “L’inglese un gioco da bimbi” tenuti da Marcella Larosa, insegnante di inglese presso il British Institute di Imola, e organizzatrice e conduttrice di corsi, laboratori, incontri e progetti presso scuole primarie e associazioni culturali del territorio, come Acrylico, centro culturale e ricreativo di Bagnacavallo, dove a breve partiranno i suoi nuovi corsi.
“Da quest’anno – dice Marcella – l’inglese è diventato un gioco anche per i ragazzi, infatti finalmente siamo riuscite ad attivare dei corsi per gli studenti delle scuole medie. E’ una grande soddisfazione sapere che persino gli adolescenti, talvolta difficili da avvicinare, si siano fatti coinvolgere dalle nostre lezioni”.

Marcella, qual è la particolarità dei suoi corsi di inglese?
“L’inglese un gioco per bambini si rifà a un approccio umanistico-affettivo, l’apprendimento si realizza attraverso un coinvolgimento a 360 gradi. La modalità di insegnamento deve riguardare anche l’aspetto fisico, emotivo e ludico del bambino e non solo quello cognitivo. E’ questo il modo secondo il quale le informazioni assimilate si sedimentano nella memoria a lungo termine nel cervello. Il coinvolgimento emotivo che si trova a vivere il bambino è un elemento centrale del processo di assimilazione e fa sì che il momento dedicato all’inglese si trasformi da lezione a esperienza”.
A quali altre fasce di età sono rivolti i corsi?
“Abbiamo quella dei piccolissimi, di due anni e mezzo/tre e poi quella di quattro/cinque. Per quanto riguarda questi due gruppi, il nostro obiettivo è far sentire i bambini a loro agio. E’ talmente tanto importante che una volta io e la mia collaboratrice, Charlotte Larsen, abbiamo deciso di tenere un corso a casa, in un contesto ancora più accogliente e familiare. La soddisfazione più grande è vedere questi bimbi, che magari le prime volte possono sembrare un po’ restii a partecipare, che dopo qualche volta ti salutano addirittura in inglese e non vogliono più andarsene, passando così dall’esternare qualche lacrima a un grande sorriso. Poi abbiamo la fascia d’età sei-nove e infine l’ultima, quella dei dieci/tredici che rappresenta un gruppo molto interessante, perché i ragazzini della quinta elementare si sentono molto motivati e stimolati dalla presenza dei ragazzi delle medie”.
Come si svolgono le lezioni?
“Il denominatore comune di ogni corso è rappresentato dalla musica. Con i piccolissimi si ascoltano e si cantano tante canzoni allegre e divertenti, ma non stando seduti e fermi, i bambini ballano, si muovono, girano per la stanza. Man mano che si sale con l’età le attività diventano sempre più articolate. Ad esempio il gruppo dei più grandi compone addirittura le canzoni, per mezzo dei “chants”, cioè un percorso di creazione di musica attraverso una serie di “botta e risposta” di parole in inglese accompagnate da un ritmo, anch’esso inventato dai ragazzi. Inoltre sono loro stessi a costruire gli strumenti musicali, a creare le scenografie e le coreografie di ogni canzone. Ciò che facciamo è stimolare la teatralità e in questo modo anche la produzione linguistica. Il gruppo si dimentica che sta cantando e comunicando in inglese. Un’altra attività ricorrente è quella dello “story telling”, cioè la lettura di uno o più libri scelti dalla letteratura inglese per ragazzi, che diventa un filo rosso che accomuna le varie lezioni. La comprensione della storia passa attraverso percorsi ludici, giochi di movimento, attività manipolative, ballo, musica e giochi creati ad hoc per ogni gruppo. Non seguiamo infatti delle regole rigide, ma ci adattiamo alle necessità e alle peculiarità non solo del gruppo ma di ogni singolo bambino, il rapporto tra noi e loro è infatti di uno a uno”.
Quanto durano i corsi e le lezioni?
“Le lezioni per i più piccoli inizialmente durano mezz’ora e poi magari arrivano all’ora piena, ma dipende dalla loro capacità di attenzione e di coinvolgimento. A questa età il loro apprendimento è velocissimo. Per i grandi le lezioni durano un’ora e mezza. Gli incontri si ripetono una volta a settimana e si differenziano in tre cicli. Il primo che va dall’apertura delle scuole fino a dicembre. Il secondo da gennaio a marzo e l’ultimo da aprile a maggio. A ogni ciclo si ricomincia da capo con canzoni, libri e attività differenti, ma esiste comunque un “classroom language”, cioè un lessico comune appartenente al gruppo che è condiviso da tutti e che i nuovi arrivati imparano velocemente. Un’altra caratteristica dei nostri corsi è che da un certo momento in poi, durante la lezione, si parla solamente in inglese. L’obiettivo di ‘L’inglese un gioco da bambini’ è quello di creare “qualcosa” che coinvolga lo studente dalla punta dei capelli alla punta dei piedi”.

articolo su Romagna Mamma 

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