L’atteggiamento dei genitori verso l’apprendimento precoce di una seconda lingua è estremamente variegato, non c’è chiarezza sul perché sia importante insegnare l’inglese già da piccoli e questo porta a posizioni a volte troppo rigide.

Molti genitori pensano che imparare da piccoli una seconda lingua sia pericoloso, perché il bambino ha un cervello ancora piccolo e può fare confusione. In realtà quello che si apprende entro i primi 3 anni viene immagazzinato nel cervelletto che è la parte del cervello che gestisce le cose automatiche, dunque è un investimento e non un pericolo.

Altri temono che il bambino si complichi l’esistenza perdendo la propria identità, in realtà ogni bambino è ben ancorato alla propria lingua madre e cultura materna, se però impara altre lingue, quel bambino non crede più che che la sua sia l’unica lingua e l’unica cultura, sa che ce ne sono altre; sicuramente lui privilegia quella materna, ma si arricchisce senza perdere le proprie radici.

Ci sono infine famiglie in cui l’inglese viene imposto da subito, attraverso la ripetizione di paroline (colori, animali, numeri..) e la lettura di “libri” con sole immagini e la parola in inglese per far memorizzare e ripetere a pappagallo una serie di vocaboli, dimenticando che il cervello dei bambini non è una scatola vuota da riempire e che la lingua non è fatta di sole parole che basta metter insieme.

Allora forse per capire meglio il valore dell’apprendimento precoce di una seconda lingua, bisogna chiarire il significato vero di imparare una lingua: usando un’espressione del Prof. Balboni, è opinione comune che basta avere tra le mani i mattoncini (le parole) e saperli sistemare (le regole di grammatica) per saper parlare in un’altra lingua. La conoscenza della grammatica e del lessico è importantissima ma non sufficiente. Infatti la realtà è un’altra, si sa una lingua se si è in grado di raggiungere dei propri scopi: continua il prof. Balboni, “uno non fa un’interrogativa, ma chiede un caffè! Quando parliamo dunque è per fare qualcosa, altrimenti parliamo a vanvera.”

Se dunque partiamo dagli scopi non è complicato imparare una seconda lingua. Ecco perché ci riesce benissimo un bambino, che già a 36 mesi genera autonomamente la propria lingua madre (io apro, io mangio e dunque io ando!!). Questo perché il nostro cervello è una macchina che funziona benissimo, infatti se esposto ad una lingua l’apprende. Come?! Prima utilizzando la parte destra, quella globale che fotografa la situazione e poi usando la parte sinistra, quella analitica, arrivando dunque a scoprire le regole della lingua da solo.

Dunque tutti possono imparare una seconda lingua senza fare fatica, se si parte dagli scopi e non dalla grammatica. Certamente gli scopi di un adulto sono ben diversi da quelli di un bambino, infatti è il divertimento l’obiettivo principale del bambino. Per questo i corsi che proponiamo vengono chiamati laboratori o playgroups o primary playgrounds, non perché siano meno efficaci, ma al contrario, perché rispondono ad una sfida più globale, insegnare una seconda lingua, non partendo dalla grammatica, ma coinvolgendo i bambini in tutti i loro cinque sensi e in tutta la positività che questo coinvolgimento provoca ed infine utilizzando non una strategia didattica, ma tante (laboratori manuali, canto, movimento ginnico, gioco libero, guidato, in squadra, drammatizzazione, racconto di storie ecc…).

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